Nei contenuti e nel modo in cui ci esprimiamo in molti  cadiamo nell’ effetto “tinello”. Ma nelle aspettative di molti in realtà non è il tinello che auspicano di avere come indice di ascolto  ma  un canale televisivo a reti unificate in diretta mondiale.

Cos’è l’effetto tinello?

Una parola che ben conosciamo come stanza di casa, che una volta veniva distinta dalla “sala” in quanto nel tinello si ricevevano persone meno importanti, “più alla mano”, quelle meno necessarie di comodità e attenzioni. In sala si prendeva il tè in teiera di ceramica pregiata portata ovviamente  dalla servitù, oppure si offriva un buon sigaro con un bicchiere di rum, mentre nel tinello si usava ricevere persone a cui si offriva una sedia e un buon bicchiere di vino. Persone più “di casa”

Adesso nelle case raramente esistono tali distinzioni (in molte ville ancora) e la parola “tinello” probabilmente ha perso uso e significato. La ritroviamo oggi spesso abbinata ai social media. Nei social media quando si parla di “effetto tinello” si intende la tendenza a pubblicare post, a comunicare, a esprimersi, come se si stesse parlando a 4 o 5 persone sedute nel nostro tinello. Quindi pochissima attenzione alla riservatezza dei contenuti, pochissima attenzione a non urtare la suscettibilità di altri che leggono. Pochissima attenzione a quali foto si pubblicano, quindi pochissima attenzione alla privacy. Anche l’attenzione alla grammatica, al senso di  ciò che scriviamo, alle notizie, diminuisce (a volte scarseggia del tutto)  fino a diventare ridicole, insensate. Quindi si finisce per parlare di un qualcosa dando per scontato che le persone che leggono sappiamo, capiscano, apprezzino, eccetera…

Un esempio? Ecco un post classico dove si crede possa essere di aiuto per risolvere un problema:

Foto generica con cartello stradale malmesso. Testo: due strade sotto quella di casa mia un’auto l’ha buttato giù. Non si vede più ke la strada è a senso unico. In questo quartiere c’è anche la caserma dei vigili ma nessuno è venuto. Sono degli scansafatiche. Dovrebbero essere tutti licenziati. Massima condivisione!

Ecco. Se siete nel tinello di casa vostra chiunque capirà questo messaggio. E se nessuno va a riferire ai vigili ciò che avete detto vi va pure bene.

Altrimenti la domanda è: di quale stato, di quale regione, di quale provincia, di quale quartiere e di quale via stiamo parlando? Avete quattrocento amici nella lista. Da Bolzano a Acireale. Qualcuno anche straniero. Avete pure impostato la privacy affinché chiunque possa vedere, volendo, quel messaggio. Nelle vostre informazioni del profilo non avete neppure indicato la città di residenza. Esiste solo un misero accenno di dove avete frequentato le scuole superiori una ventina di anni fa.  🙄

Senza contare (molto peggio) di chi scambia commenti su post come facesse gossip nel suo tinello o in un piccolo salone del parrucchiere di periferia:

“Tuo marito non ti meritava… sappiamo tutti che anche durante la crisi economica che vi ha causato il fallimento dell’azienda di tuo suocero tu sei andata a fare anche le pulizie in casa di Sergio quello che lavora al telepass al  casello autostradale roma nord.  Lui invece se la spassava con la biondina del suo ufficio”  😳 

Quando addirittura si sbaglia tinello


In molti non evitano neppure l’errore grossolano di sbagliare “tinello”, affrontando argomenti goderecci e profani nella sacrestia della chiesa parrocchiale e parlando di business invece che  nell’aula riservata ai briefing aziendali nella cameretta  della nonna. Questo accade (troppo spesso) quando persone di qualsiasi grado di cultura, qualsiasi ceto sociale, qualsiasi attività, qualsiasi posizione o qualifica  abbiano nella loro attività confondono il proprio profilo con la pagina aziendale, combinando, è facile immaginarselo una serie di errori che da una parte stancano “gli amici” della lista, e dall’altro non danno nessun valore aggiunto nella comunicazione che fai per la tua attività.

Quindi nel loro profilo pubblicano i  post dell’ultima valvola oleodinamica che hanno messo sul mercato, oppure la circolare relativa al nuovo piano sulla sicurezza, e nella loro pagina aziendale vediamo che l’ultimo post risale a due mesi fa.

La risonanza auspicata o immaginata però non è il tinello ma il palco di Woodstock

Dicevamo all’inizio che l’ “effetto tinello” spesso è tale solo nei contenuti o nel modo di esprimersi, ma in realtà quello che la maggior parte della gente si auspica o si immagina in merito alle aspettative non è esattamente il tinello! (lo so che sembra una grossa contraddizione) Il  tinello si trasforma in un’ Arena, nello stadio San Siro, nel palco di  Woodstock, in un canale televisivo a reti unificate in visione mondiale.

Quindi solo perché hanno 1200  amici nel loro profilo o account social abbandonano qualsiasi altro mezzo di comunicazione, qualsiasi altra forma pubblicitaria perché hanno messo un post, una foto o un video. Organizzano eventi dove si aspettano 15.000 persone in un fine settimana per rientrare nelle spese, e cosa fanno? Pubblicano la locandina sul loro profilo (neanche sulla social page, ma sul profilo!)

Oppure aprono una palestra  e comunicano l’apertura esclusivamente dal profilo. E qui l’effetto tinello e l’effetto palco di Woodstock, si incrociano e danno il meglio di sé. Il testo del post è: “Finalmente ci siamo! Si apre! Domani ore 18.00 inaugurazione. Vi aspettiamo tutti. Strada vicino alla Chiesa.”

Qualcuno noterà quanti minuti è o ore o giorni che è stato postato ilpost in modo da capire il “domani” che giorno era. In molti no e ogni giorno sarà quel “domani”

Di chiese in italia ce ne sono tante, ma nella città in cui risiede chi ha pubblicato il post ce ne sono solo 150 quindi forza e coraggio!

 

 

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